Sinistra per Canegrate esprime la propria solidarietà alla sezione ANPI di Legnano. L'attacco di cui è stata oggetto la Sede ANPI è da condannare senza mezzi termini. Servono, da parte di tutti i democratici, di tutti gli antifascisti, da parte delle Istituzioni, parole e azioni inequivocabili di condanna di tutti i tentativi, da parte di neofascisti e neonazisti, di far rivivere un passato che il sacrificio dei Partigiani e dei Democratici ha consegnato alla Storia. Purtroppo a volte il passato tenta di tornare. E' per questo che l'Antifascismo, di cui ANPI è l'espressione più alta, deve sempre essere guida di tutto il nostro agire e deve essere quidi azione quotidiana.
mercoledì 23 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
Costituzione Via Maestra
Sinistra per Canegrate aderisce alla manifestazione Costituzione Via Maestra che si terrà a Roma sabato 12 ottobre in Piazza della Repubblica alle ore 14.00.
Come è
scritto nell'appello "La difesa della Costituzione è innanzitutto la
promozione di un'idea di società, divergente da quella di coloro che
hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per
manometterla formalmente. [...] Non è la difesa d'un passato che non può
ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in
Europa."
Ecco il testo dell'appello che ha convocato l'assemblea dell'8 settembre da cui scaturisce il percorso di mobilitazione per la difesa e l'applicazione della Costituzione.
1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?
Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.
La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.
2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.
Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.
In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.
3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.
Lorenza Carlassare
Don Luigi Ciotti
Maurizio Landini
Stefano Rodotà
Gustavo Zagrebelsky
Per difendere la Costituzione e rivendicarne l'applicazione.
Ecco il testo dell'appello che ha convocato l'assemblea dell'8 settembre da cui scaturisce il percorso di mobilitazione per la difesa e l'applicazione della Costituzione.
1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?
Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.
La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.
2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.
Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.
In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.
3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.
Lorenza Carlassare
Don Luigi Ciotti
Maurizio Landini
Stefano Rodotà
Gustavo Zagrebelsky
Puoi trovare maggiori informazioni sulla manifestazione Qui.
lunedì 29 luglio 2013
IL BILANCIO COMUNALE di CANEGRATE, LO SCERIFFO DI NOTTINGHAM e ROBIN HOOD
Questo non è un racconto, ma solo
una storia, o una storia possibile.
C'è qualcuno (forse il Principe Giovanni)
che decide quante tasse il popolo deve pagare.
Perchè il popolo paga le tasse?
Perchè lo Stato fornisce dei servizi,
che al popolo servono: strade, scuole, ospedali, eccetera eccetera.
Ma i servizi non li dà solo lo
Stato, li danno anche le Regioni, le Provincie e i Comuni.
Il popolo non conosce
personalmente il Principe Giovanni, che sta a Roma, ma conosce bene chi chiede
le tasse comunali (lo Sceriffo di Nottingham). E quindi, il Principe Giovanni
decide di mandare meno soldi ai Comuni, e dice allo Sceriffo, che se vuole
continuare a dare al popolo gli stessi servizi, deve aumentare le tasse.
E qui, come nel racconto, dovrebbe
entrare in gioco Robin Hood.
Un Robin Hood che si rispetti non ha il potere, ma
fa una cosa: TOGLIE AI RICCHI PER DARE AI POVERI.
Il nostro Robin moderno chiama la
cosa REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA, o più semplicemente: suggerisce di
aumentare le tasse il meno possibile e di fare tagli mirati alle spese, SALVAGUARDANDO
CHI HA DAVVERO BISOGNO, e chiedendo qualcosa di più (o dando qualcosa di
meno) a chi se lo può permettere.
Ed è questo che a Canegrate hanno
fatto Robin Hood, lo Sceriffo di
Nottingham e la maggioranza.
Ma Robin Hood non dovrebbe stare
all'opposizione? Pare di no!
A Canegrate l'opposizione si
limita a fare critiche generiche, non partecipa ai momenti di approfondimento e
di dibattito, non fa alcuna proposta concreta.
Tornando alla realtà,
l'Amministrazione Comunale di Canegrate ha approvato il Bilancio di previsione
del Comune rispettando il Patto di Stabilità, per evitare pensanti sanzioni.
Nonostante i drastici tagli effettuati dallo Stato e dalla Regione nei
trasferimenti, i servizi sono stati salvaguardati, tramite interventi mirati di
razionalizzazione e gli aumenti sono stati contenuti e specifici. E' bene
ricordare che presso la Tesoreria centrale il nostro Comune ha 2milioni e
700mila Euro che non può utilizzare, ed il famigerato patto impedisce di
contrarre mutui per finanziare le opere pubbliche.
La minoranza si è invece
dimostrata politicamente inconsistente, perchè si è limitata a generiche
critiche, senza alcuna proposta concreta, fattibile. Avrebbe infatti potuto
presentare degli emendamenti, cosa che non ha fatto; nessuno di loro ha
partecipato all'assemblea pubblica di presentazione del Bilancio; ritengono
inutile il Bilancio partecipativo, affermando che i problemi dei cittadini già
si conoscono, e quindi è inutile coinvolgerli in prima persona.
A questo, punto, come “Sinistra
per Canegrate”, ci chiediamo: a cosa serve questa minoranza?
Canegrate, 24 Luglio 2013
domenica 19 maggio 2013
Più diritti, meno discriminazioni
COMUNICATO STAMPA
A CANEGRATE PIU' DIRITTI E
MENO DISCRIMINAZIONI
Nel Consiglio Comunale di
Canegrate del 13 Maggio scorso è stata approvata la mozione presentata dalla
lista “Canegrate Insieme” che impegna il Consiglio e la Giunta ad istituire il
“REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI E DELLE
CONVIVENZE”.
La mozione, che è stata votata
con appello nominale, è stata approvata dall'intera maggioranza (la lista
“Canegrate Insieme”, e al suo interno anche dei Consiglieri che fanno
riferimento a “Sinistra per Canegrate”)
ed ha avuto voto negativo da parte delle opposizioni.
Come “Sinistra per Canegrate”
consideriamo questo documento di estrema importanza, soprattutto simbolica, in
quanto è il primo necessario passo per iniziare un percorso volto ad estendere dei
diritti a persone che ora ne sono prive.
Si tratta, infatti, di dare
dignità ad unioni basate su vincoli affettivi (tra persone dello stesso sesso o
di sesso diverso) o su ragioni di
reciproca assistenza morale e/o materiale.
Alcune coppie (le coppie omosessuali)
non vedono riconosciuto, dalle Leggi dello Stato, alcun diritto, ed il fatto
che un Comune, per quanto di sua competenza, riconosca invece loro uguali
diritti nell'accesso ai servizi comunali rispetto alle coppie eterosessuali
coniugate è un primo importante segnale volto a superare una discriminazione.
Anche le coppie eterosessuali,
che per scelta o per necessità, non possono o non vogliono contrarre matrimonio
e le persone che a vario titolo hanno una stabile convivenza potranno contare
su pari opportunità, sempre per quanto riguarda le competenze del Comune.
Siamo consapevoli del fatto che
solo la legislazione statale potrà superare le discriminazioni ora presenti
nella nostra società, ma pensiamo anche che occorra fare tutto ciò che è possibile
per dare attuazione ai principi della Costituzione della Repubblica, per
estendere un diritto a persone che ne sono prive.
Come “Sinistra per Canegrate”
esprimiamo la nostra soddisfazione circa l'atteggiamento coerente e unitario
della lista “Canegrate Insieme” e denunciamo invece le prese di posizione
tenute dalle opposizioni.
Le opposizioni hanno infatti
motivato il loro voto contrario, chi considerando la mozione inutile, chi
considerando il “registro” un costo per il Comune, chi con motivazioni ideologiche
integraliste e fondamentaliste, confondendo un'estensione di un diritto con un
attacco alla famiglia basata sul matrimonio.
Ci auguriamo che il dibattito e
il confronto con e tra i cittadini di Canegrate, che la maggioranza si è
impegnata a promuovere, possa far comprendere, invece, che un'estensione di un diritto non significa
certo ledere alcun diritto a persone che
già ne godono. Il riconoscimento delle unioni civili (tra cui anche quelle
omosessuali) è un fatto positivo per la società. Significa riconoscere il
valore dell'amore, della solidarietà, dell'aiuto reciproco (anche materiale e
/o economico): è rendere esplicito e legittimo un vincolo tra due persone che
decidono liberamente di assumersi la responsabilità l'uno dell'altro.
Canegrate, 15 Maggio 2013
sabato 27 aprile 2013
PRIMO MAGGIO
Il Primo maggio: storia e
significato di una ricorrenza
Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare
l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni
nella capitale francese :
"Una grande manifestazione sarà organizzata per
una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le
città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di
ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le
altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta
cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio
1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa
nel sangue.
Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le
organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul
significato di quell'appuntamento.
"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a
Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno
gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro
per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di
nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel
voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto
che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva
l'Internazionale!".
Da parte loro i governi, più o meno liberali o
autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano
pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi
manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica
successiva, 4 maggio.
In diverse località, per incoraggiare la
partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far
slittare la manifestazione alla giornata festiva.
Del resto si tratta di una scommessa dall'esito
quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello
nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono
di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista
organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a
scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore,
considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio
italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di
classe.
Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890
costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei
lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala
nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale.
Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima
riuscita:
Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di
quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente
quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di
tutti i paesi".
Tra ottocento e novecento
Inizia così la tradizione del 1 maggio, un
appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore
improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto
ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e
sociali considerate più impellenti. La
protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le
manifestazioni di fine Ottocento.
Il 1 maggio
1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che
investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni
del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del
suffragio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la
partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.
Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza:
giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta
?
Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna
la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i
fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.
Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti,
definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e
l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.
Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori
possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della
ricorrenza: le otto ore.
Il
ventennio fascista
Nel volgere di due anni però la situazione muta
radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1
maggio.
Durante il fascismo la festa del lavoro viene
spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata,
essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una
connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per
esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui
muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al
regime.
Dal
dopoguerra a oggi
All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945,
partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria
della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima
di entusiasmo.
Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla
strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno
fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.
Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della
profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale.
Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza
politica celebrare uniti la loro festa.
Che anche se
modificate rispetto alle forme tradizionali hanno un loro valore
Sta noi che dell'importanza di questa giornata
conserviamo il ricordo trasmetterla alle
nuove generazioni
domenica 21 aprile 2013
Che fine hanno fatto i referendum???
Sinistra per Canegrate ha partecipato attivamente alla
raccolta firme "LOTTOPERILDICIOTTO".
Ma che fine hanno fatto i Referendum?
Di fatto, tra elezioni anticipate, risultati elettorali,
difficoltà performare un governo, elezioni del Presidente della Repubblica, sembrerebbe che il tema dei diritti di chi lavora non sia
importante.
Ecco quindi un aggiornamento.
Le firme raccolte sono state consegnate, e sono
sufficienti per indire i Referendum.
Lo scioglimento anticipato delle Camere non sembra
permettere l'indizione dei Referendum nel 2014. Sarebbe stato
sufficiente attendere una decina di giorni nel sciogliere le Camere. A questo
punto, purtroppo
nascono dei dubbi se, per quello che è accaduto con le elezioni anticipate, le firme rimangono ancora valide. Sarà posto,
da parte di alcuni promotori, presso la Corte Costituzionale, ricorso
contro la contraddizione di due norme di legge: l'una che determina
i tempi per la raccolta delle firme e l'altra che le cambia se ci sono
elezioni anticipate.
Comunque, esistono già delle proposte di Legge che, se
approvate,renderebbero nulle le modifiche all'art. 18 e all'art. 8.
Purtroppo, in questo momento, in Parlamento sono in
tutt'altre faccende affaccendati!!!!
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